Croce Verde : Quale
futuro ….
Dalla carta dei valori del Volontario: Volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino,
mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per
la comunità di appartenenza e per l’umanità intera. Egli opera in modo libero e
gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari
della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni.
Oggi, apparteniamo ad una associazione che gode di un ottimo stato di salute, poiché può contare su di un nucleo di collaboratori dipendenti la cui media di età è fra i 30/35 anni. Un congruo numero di Volontari che sulla carta risultano essere circa 130, la cui fascia di età media si aggira intorno ai 40 anni.
Grazie
alla loro innata e caparbia “volontà”, hanno saputo costruire un invidiabile
bagaglio di esperienza operativa che continuano ad alimentare e dunque ad
arricchire.
Ma allora,
dove sta il problema ? Il problema sta in quella “volontà”, perché fatte le
debite eccezioni, risulta essere difficile che quell’invidiabile bagaglio di
esperienza, venga messo a disposizione, “Donato” a chi varca il Cancello di
questa associazione.
Che
armato della sola volontà, di essere utile agli “ALTRI”, esattamente come lo
siamo stati tutti, quando lo abbiamo varcato per la prima volta, trova quella
disponibilità, che invita ad entrare,
quella ospitalità, fatta di mille attenzioni che fanno pensare con convinzione:
“Ho fatto
la cosa giusta, sono entrato nel luogo dove potrò finalmente trovare quello che
mi manca per essere di aiuto agli altri”.
Si è
dunque, di fronte alla concreta realtà, che senza veli, ci mostra e conferma, l’alto turn-over dei nuovi volontari.
Cosi come
è una realtà la necessità di reperire volontari per alimentare concrete
necessità umane della nostra associazione.
Per
sostenerne la mission( lo scopo) e per perseguire senza interruzioni i servizi,
le attività ed i progetti che, a causa delle scarse risorse( i Volontari),
potrebbe venire meno la materia prima principale.
Risulta
chiaro, che la nostra associazione si debba attivare concretamente per
“TRATTENERE” chi entra e debba “MOTIVARE, stimolandoci ad arricchire il nostro bagaglio tecnico ed
umano, consapevoli di condividerlo sempre, in una continuità di ricambio
costante fra chi lo detiene e chi lo richiede per donarlo a sua volta a chi
verrà.
Occorre
mettere in cantiere nuove e concrete strategie, per perseguire il l’obbiettivo di azzerare il
pesante Turn-Over, che si riscontra fra
le candidature e quindi, condurre al corso per volontari dei candidati
preparati, motivati e determinati a
proseguire quel cammino che ci ha visti tutti protagonisti attenti e
consapevoli, trovando in questo il senso della
scelta fatta.
Per
raggiungere questo ambizioso obbiettivo, si vuole seguire un metodo il cui
contenuto, definisce il percorso che il neo volontario inizia fin dal momento
del colloquio iniziale e prosegue durante tutto il periodo di prova e che si
snoda su quattro perni fondamentali:
1.
ACCOGLIENZA
2.
INSERIMENTO E ACCOMPAGNAMENTO
3.
FORMAZIONE
4.
TRATTENERE O MOTIVAZIONE A PROSEGUIRE
ACCOGLIENZA
Ogni candidato deve,
fin dal primo incontro essere accolto e messo a proprio agio.
La curiosità di sapere con chi ha a che fare, deve essere
soddisfatta comunicando le
caratteristiche della Associazione e lo scopo che si persegue fin dal primo
momento.
Va informato su
cosa gli viene chiesto di fare, con tempi ed azioni ben definite.
E’ proprio la
relazione che si instaura, fin dal primo momento con il nuovo volontario, che
costruisce la motivazione concreta ad entrare, a far parte e soprattutto a
rimanere.
Maggiormente,
risulta essere chiaro e veritiero questo primo approccio, maggiori, sono le
probabilità che si innesti nel candidato, la sensazione di appartenenza a quel
comune sentire, che l’ attività che gli si propone è quella, che la sua scelta iniziale di ingresso, già gli suggeriva.
Ecco che il
percorso di accoglienza, deve proseguire nel rispetto e cura, oltre che con
competenza, nel merito della relazione che si instaura. Occorre in questo,
tenere conto della età del candidato volontario, delle proprie motivazioni e
delle paure che si porta dietro.
Di fronte alle
diverse attività di una associazione come la nostra, ci può essere il senso
della sfida, ma anche il timore, paura di non farcela e senso di distanza nel
candidato volontario.
Ma questa, è l’importanza dell’accoglienza, che è utile e
necessaria alla associazione per capire bene chi ha davanti e nel definire
quale tipo di volontario ha a che fare. Deve inoltre avere tempi, risorse e spazi adeguati.
Dunque, si
comprende bene, quanto delicata ed
importante sia la fase di accoglienza, si gioca con il sentimento più grande,
che una persona possa mettere in campo “L’ALTRUISMO”.
Le figure (I
tutor), che possono svolgere un compito cosi delicato vanno cercate fra quei
volontari, che abbiano dimostrato spiccata sensibilità e capacità di ascolto;
da chi ha maggiore esperienza e anche da chi, avendo contattato il candidato la
prima volta, ne conosca bene l’indole e le sue forze, nonché le sue debolezze.
E’ determinante
che tale persona (il tutor) sia di riferimento, specie nei primi contatti con
il candidato affidatogli. Sappia
cercarne la confidenza, per comprendere le motivazioni che lo muovono, le
possibili aspettative e le possibili paure che lo bloccano.
Chiarendo nel
dettaglio, le finalità della associazione e le attività e proponendo fin da
subito, un preciso ruolo ed una attività, in cui il candidato possa trovarsi a suo agio
ed esprimere tutto il suo potenziale.
In questa fase
occorre pertanto:
·
Non usare un linguaggio che infarcito di termini tecnici risulti
incomprensibile
·
Non dare per scontato che il candidato abbia
capito le finalità della associazione, ma riproporle da diversi punti di vista
·
Incoraggiare il candidato a sentirsi libero di
“Fare domande sempre” e questo lo si ottiene, se siamo capaci di creare un
clima di sincera convivialità, in cui dare la disponibilità e la sensazione di
essere pronto, anche a rispondere a quelle domande, che apparentemente stupide,
nascondono di fatto, una reale esigenza di chiarezza e assicurazione sulle
scelte che si fanno.
·
Non dimenticare mai, che il tutor non è solo, poiché è
tutta la Associazione che ha l’importante compito della accoglienza. Egli si
dedica ai suoi affidati secondo capacità consapevole del supporto e consulenza
della associazione.
Inserimento e accompagnamento
Spetta ai tutor,
organizzare spazi dedicati ad incontri di accompagnamento del gruppo dei nuovi
volontari assegnati , anche se arrivati in tempi diversi, nella attività
associativa in cui:
·
Si chiariscono le reciproche aspettative e i
dubbi;
·
Si raccoglie e si discute la richiesta di
formazione del candidato per affrontare meglio alcune lacune su questioni
pertinenti alla attività che svolge;
·
Si spiega quel che non si deve
fare in associazione e come ci si deve comportare in situazioni “Critiche”;
·
Si spiegano quali sono le questioni amministrative
di cui tener conto, quali sono gli strumenti di lavoro da usare ( attrezzatura
sanitaria – portantine – carrozzine – bombole ossigeno – maschere per ossigeno
– ecc. ecc.) e le persone a cui fare riferimento per le varie attività
collaterali.
Risulta essere di vitale importanza, che in queste fasi
fossero presenti oltre al Volontario con le funzioni di Tutor, anche gli altri
volontari e dipendenti che per esperienza e competenza siano di supporto al Tutor e nel rispetto dei ruoli definiti,
possano essere percepiti dal candidato, come consulenti, specifici agli
argomenti in discussione.
Non solo, ma anche come
importante momento di socializzazione fra
“Vecchi” e nuovi volontari in via
di formazione. Rafforzando in tal modo
la disponibilità a lavorare insieme, nel rispetto delle reciproche capacità e
competenze.
Inoltre risulta utile,
che a questi incontri sia presente un
delegato o lo stesso responsabile della Associazione nella figura del
Comandante dei Volontari e dei Dipendenti.
Queste presenze, sono necessarie, per far percepire al
candidato e dunque anche ai tutor impegnati nella preparazione, che il loro impegno
è importante e supportato da tutta la Associazione.
FORMAZIONE
La
formazione del candidato volontario, serve ad aumentare le competenze e le
abilità necessarie, per svolgere l’azione di volontariato con soddisfazione e
successo non solo per il candidato, ma
anche per l’associazione.
Si parte dalle
conoscenze-competenze del candidato per poter definire insieme l’obbiettivo del
percorso formativo.
Questo va
incentrato su:
1.
IL SAPERE: ovvero, l’acquisizione di nuove
conoscenze;
2.
IL SAPER FARE: ovvero, l’apprendimento di
tecniche, uso di strumenti e strategie di dialogo per rapportarsi ai pazienti efficacemente;
3.
IL SAPER ESSERE: ovvero, lo sviluppo della
consapevolezza di sé e suoi contenuti.
Successivamente, si programma un ciclo didattica, suggerita e
concordata dai formatori ( Istruttori ) con il coinvolgimento attivo di
volontari che “ Volendo possono e se possono, trasferiscono la loro competenza,
con pazienza e costanza a chi vuole imparare”.
TRATTENERE
Tutto quanto
detto fino ad adesso, ha un senso e acquista significato e spessore se l’Associazione, metta in primo piano il candidato Volontario
con le sue motivazioni e esigenze.
Identificarne le
motivazioni è utile, infatti, non solo nella fase di accoglienza e
inserimento/accompagnamento, ma anche in quella di posizionamento organizzativo
e mantenimento del candidato nella Associazione.
E’ infatti, da
quelle motivazioni, che si capisce quale assegnazione di attività è più
appropriata, favorendone l’impegno nel
contesto organizzativo presente.
Una volta
condivisi, obbiettivi e valori dell’associazione, infatti, i candidati volontari, sono spinti a rimanere,
quando svolgono attività interessanti e significative per loro, i nostri
pazienti, e per l’associazione.
In questo contesto, è utile osservare che, ciò che può essere
poco importante o noioso per un potenziale volontario, può essere estremamente
stimolante per un altro: ecco perché è necessario uno sforzo in più da parte
della nostra associazione, ponendosi in ascolto, comprensione e flessibilità, per soddisfare le effettive aspettative del volontario e ottenere così
un’azione positiva ed efficace.
Le motivazioni mutano nel tempo, e per questo, occorre essere
attenti ai cambiamenti nei livelli di partecipazione e nella qualità del lavoro
svolto dal candidato volontario.
Capire se questi mutamenti dipendono: da situazioni personali,
da insoddisfazioni verso l’esperienza di volontariato, permettendo alla associazione di individuare
le strategie migliori per rivitalizzare impegno e partecipazione.
Nel secondo caso (partecipazione), infatti, si può proporre a
secondo di quanto individuato, di cambiare attività, di attribuire maggiori
responsabilità, o toglierne, di fare più formazione, di cambiare le persone con
cui collabora o spostarlo su altri progetti, o alla peggio di prendersi un
periodo di pausa.
Infatti il volontario e dunque ancor più il candidato è
motivato a rimanere in associazione, non solo in base al contenuto specifico di
quel che fa, ma anche in base alla qualità del contesto organizzativo in cui si
trova: se ci sono continue tensioni all’interno della associazione tra le varie
persone, confusione di ruoli, funzioni e responsabilità, lobbies e circoli chiusi ai “pochi eletti”, poca chiarezza, rispetto ad obbiettivi e
metodi di lavoro, allora probabilmente sarà difficile che il volontario abbia
voglia di dare continuità alla propria esperienza.
Altri aspetti che influiscono profondamente sulla
disponibilità di un candidato e di un volontario a continuare la collaborazione
possono essere:
·
Il non poter “Lavorare bene”, cioè non avere strumenti
e competenze per sapere se sta lavorando bene, se sta raggiungendo gli
obbiettivi prefissati e se sta utilizzando metodi giusti di lavoro;
·
Il non sentirsi riconosciuti e valorizzati: è bene
ricordare che i candidati ed i volontari non vogliono sentirsi dire “grazie”,
ma fa piacere lo stesso essere ringraziati per l’impegno. Festeggiare i
successi ed i risultati ottenuti, riconoscerne il contributo di ognuno è molto
importante, perché rafforza il senso di appartenenza e sottolinea l’importanza
delle azioni dei volontari.
E’ soprattutto nella quotidianità del lavoro svolto che quel “Grazie” diventa particolarmente
significativo.
Quale volontario, ma soprattutto, quale candidato ?
La
necessità di identificare le motivazioni di ogni volontario, risulta
estremamente utile, non solo nella fase di accoglienza e inserimento, ma anche
in quella di “Mantenimento”: infatti, e il modo di capire quale attività o
ruolo é più appropriato al neo volontario, favorendone l’impegno e plasmando il
contesto organizzativo e lavorativo in modo che associazione, destinatari della
azione volontaria( i pazienti) e neo volontario siano coinvolti positivamente e
continuativamente.
Motivazioni: cosa cercare
I candidati volontari,
sia in prima fase di approccio che nel corso della loro permanenza hanno : bisogno di fare,di realizzare e di sfidare.
Le persone che
vogliono far parte di una associazione di volontariato, di aiuto alle persone,
hanno una spinta che proviene da un approccio etico, morale e di impegno civile
e/o religioso, ma anche e soprattutto, da un desiderio di realizzare qualcosa
attraverso il proprio impegno e contributo, verificando, attimo per attimo
l’efficacia delle proprie azioni.
Dunque la
“Realizzazione” di valori personali attraverso azioni concrete.
Questa necessità
è frutto della impotenza percepita all’interno, della complessa Società a cui
lui e noi tutti apparteniamo e questo porta a galla le paure (“sarò capace ?” –
“e se non ci riesco ?”). Ecco da dove si genera la necessità di formazione
chiesta dai volontari e candidati (sapere – saper fare – saper essere ) sta
proprio in queste paure.
Il candidato
volontario sceglie, di fare il volontario, senza vincoli ma anche, senza
eroismi: questo è un punto importante, poiché viene chiamata in causa l’associazione,
che deve predisporre un orientamento che permetta a tutti, di agire sempre da
una posizione confortevole, dalla quale è possibile realizzare l’aiuto.
Ascoltare con
disponibilità, stabilire una relazione, che sostenga il volontario e il destinatario
dell’azione di volontariato (i pazienti) senza sfinire.
Il volontario,
cerca soddisfazione, realizzazione e senso della azione che svolge e si
aspetta, dalla associazione, una precisa azione di favoreggiamento nella
ricerca di questa condizione senza mai abbassare la guardia.
L’associazione di volontariato, viene percepita da molti
candidati e volontari come uno spazio alternativo in cui l’aderire, essere parte attiva della attività e delle
finalità della associazione, realizza in parte, il superamento della solitudine
sociale e soprattutto, della indifferenza fra le persone, in una prospettiva di
auto promozione e di costruzione di una vera e propria comunità sociale ideale.
In altri, vi è la spinta generata dal bisogno di carattere
psicologico, c’è bisogno di sentirsi utili, di rompere con situazioni di inattività
o peggio di solitudine; di costruire una rete di rapporti sociali fondata sul
reciproco ascolto, sostegno e cooperazione.
In altri ancora, vi è la necessità di rielaborare la propria
sofferenza, anche per restituire l’aiuto ricevuto, a volte, per uno scambio di
calore umano che si è ricevuto e si ricerca per colmare vuoti affetti. In
questo caso, la relazione con gli altri volontari è una necessità.
Da quanto detto sopra, si comprende meglio quale importanza
occorre dare al candidato volontario in fase di ingresso, accompagnamento e
trattenimento nella associazione.
Occorre individuare il ruolo in cui poter valorizzare le sue
capacità esaltandone i pregi e correggendo i difetti.
La valutazione del volontario
Una volta cominciata l’attività del candidato volontario,
l’associazione, per mezzo della figura dei tutor, insieme al candidato, deve
prevedere uno o più momenti di confronto per analizzare i risultati conseguiti
rispetto agli obbiettivi prefissati all’inizio del percorso, verificando i
risultati anche in funzione delle modalità di addestramento applicate.
Questa fase risulta utile per il candidato che deve
necessariamente capire se la direzione presa è giusta e rispondente ai suoi
obbiettivi; ma anche alla associazione che valuta la rispondenza fra gli
obbiettivi prefissati ed i risultati raggiunti dal candidato.
Si valuta la qualità del lavoro svolto dal volontario e si
decidono gli interventi correttivi con tempestività in funzione delle
problematiche rilevate e che di fatto hanno provocato il divario fra la fase in
esame e le aspettative reciproche.
Vi è in questa verifica, una reciproca constatazione dei
rapporti instaurati inizialmente ( programmazione dei compiti inizialmente
assegnati ed accettati e loro concreta realizzazione, modalità di gestione) ,
dei rapporti di relazione con gli altri volontari e con i destinatari
dell’azione intrapresa (i nostri pazienti).
Se tutto è andato bene, non si pone alcun problema e si
continua, ma quando la valutazione risulta essere negativa, occorre necessariamente
analizzarne le cause ed in tal caso, possiamo avere a che fare con un candidato
che presenta caratteristiche del tipo:
·
MOTIVATO E CAPACE: ma la sua prestazione è
insufficiente, la causa va ricercata nelle sue aspettative poco chiare rispetto
alla attività svolta o problematiche di rapporti con i colleghi
·
MOTIVATO MA NON CAPACE: in questo caso si è di
fronte ad una sopravvalutazione delle competenze e abilità del candidato
volontario
·
CAPACE MA NON MOTIVATO: lo scarso rendimento si
deve al fatto che l’associazione non ha sostenuto a sufficienza le motivazioni iniziali
del candidato o che non sia stata individuata una attività che potesse
corrispondere alle caratteristiche o anche, che le sue motivazioni iniziali
siano nel tempo mutate
·
NON CAPACE E NON MOTIVATO: il candidato presenta
caratteristiche e motivazioni che, probabilmente cambiate nel tempo e non rese
note, non hanno permesso una più concreta comunicazione per un tentativo di
approccio ad un nuovo percorso
formativo.
·
VOLONTARIO INADATTO: può succedere anche questo
caso e che si debba procedere ad allontanare il candidato dalla associazione.
In questo caso, occorre comprendere a fondo le motivazioni, poiché anche questa
esperienza può essere utile alla associazione, non fosse altro, per evitare gli stessi errori per il futuro e
per “Lasciarsi in amicizia” poiché si deve sempre lasciare una possibilità ,
seppur remota di una ripresa del dialogo.
Chiudo affermando che è l’associazione di cui facciamo parte
che può e deve impegnarsi per non lasciare andar via un candidato o peggio un
volontario su cui ha investito se stessa.
Ma soprattutto mai senza aver prima capito le ragioni vere e
profonde specie se determinate da incomprensione e incompatibilità con
l’associazione.
Il
volontario Mario Donato Summa
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