domenica 28 febbraio 2016

Accoglienza in Croce Verde che significa ?


Come relazionarsi costruttivamente con l’allievo


                La relazione che deriva dalla azione della accoglienza è strettamente legata alla disposizione d’animo di chi accoglie e che qualifica nel linguaggio comune l’accogliere.

         L’azione di accogliere presume che chi la svolge, apre all’altro il luogo ove risiede e con il luogo si predispone alla relazione che inizia nell’istante della accoglienza.

         Nel nostro contesto, la necessità di aprirsi , di comunicare con chi si affaccia alla porta, accogliere la persona, consapevoli che in quell’accogliere, si determina un significativo contributo, alla scelta del candidato a rimanere, deve essere preparato con cura e ripetuto con sempre maggiore intensità.

         La relazione che si instaura, fin dai primi momenti è importante, anche perché nello scambio che si crea , di notizie e curiosità reciproche, si scambia anche conoscenza e dunque crescita, nel processo di trasformazione in quanto persona, che si mette in gioco con l’altro che nel fare la stessa cosa contribuisce alla maturità di entrambi.

         Essere parte di quel contributo che genera importanza e significato ad una risorsa quale è il potenziale candidato, che portatore di diversità di idee e convinzioni, devono essere considerate una ricchezza alla crescita personale di tutti.

         Dunque, relazionarsi diviene necessario, nella misura in cui si vuole trovare uno spazio comune ed un linguaggio condiviso da finalizzare agli obbiettivi della associazione, trovando in essa spunti di fraternizzazione e condivisione sui valori basilari dello scopo della Associazione e con essi giungere alla motivazione cosciente e convinta nel voler fare la cosa giusta, stando nel posto giusto.



Accogliere al primo approccio

La prima accoglienza è nelle mani del Volontario che per primo incontra la persona (Il Comandante) e per questo, ha una notevole responsabilità poiché in questa prima fase deve essere capace di “accogliere” avendo la consapevolezza di gestire il primo messaggio che diviene la base del suo ingresso in Associazione.

         Sapendo creare il giusto clima di distesa e tranquilla serenità d’animo che con interesse, ascolta il candidato e ne analizza la domanda cercando di cogliere le motivazioni che lo hanno spinto verso l’Associazione.

         Questa è una fase del sorriso, del saluto, della predisposizione positiva, che aiuta la relazione in corso di costruzione e invoglia ad esporre, e a definire la richiesta del candidato verificandone il carattere e le potenzialità di realizzo.

         Da quanto sopra, si evidenzia anche la necessita di qualificarsi sempre e con coerenza poiché, maggiore e la chiarezza di approccio, maggiori sono le chiarificazioni degli obbiettivi, sia della Associazione sia del candidato e maggiormente si concretizzano le possibilità di successo, che il candidato si aspetta, in una sorta di contratto, che di fatto viene “Scritto” fra l’autorità che si trova davanti ( il Comandante ) ed il candidato, che nell’accettare il colloquio iniziale, liberamente sottoscrive responsabilmente, sulla base della chiarezza del progetto proposto, avendone compreso fin da subito il proprio ruolo, le finalità e gli obbiettivi.



Accogliere nella pratica di tutti i giorni

                Da questo primo confronto in cui si definiscono scopi e finalità nell’ambito del ruolo che viene proposto al candidato, si pongono anche le basi per definire, secondo la specificità emersa dal colloquio, l’attribuzione in prima fase del tutor che affiancherà l’allievo.

          Assegnare il tutor, non è cosi apparentemente semplice, poiché è in questa fase che si pongono le basi perché il primo approccio,  sia produttivo e concretamente positivo.  La necessità di conoscere caratterialmente la persona da affidare a chi, nella veste di tutor dovrà poi lavorare per sgrossare il  “Diamante”  affidatogli, non è cosa da poco.

         Da questa considerazione, che si evidenzia la responsabilità di essere dinamici e pronti a cambiare. Nessuno è monolitico e nessuno può andare bene per tutti. Occorre essere coscienti, che il  tutor a cui il candidato sarà affidato deve essere una proposta che va condivisa e accettata da entrambi.

         La metafora del contratto, in cui entrambi sottoscrivono un patto di alleanza, in cui entrambi devono essere vincenti è reale e certa. Nella condivisione delle finalità (progetto) che l’Associazione pone a base del contratto, nella condivisione che responsabilmente tutor e Allievo si impegnano con sincera e reciproca fiducia a porre la firma sul contratto, sta la sgrossatura del Diamante potenziale che è presente in ogni allievo volontario.

         Senza dimenticare che in tutto questo, vi è la maturazione del tutor che nell’assumere la responsabilità di portare il candidato a crescere nella Associazione, e divenire consapevole volontario a sua volta; di fatto accresce nel tutor la consapevolezza e l’ autostima del suo ruolo e del compito assunto. Ecco cosa si intende per una riuscita che deve essere per entrambi vincente.

         Occorre dunque partire dalla nostra intrinseca capacità di saper essere accettati in questo ruolo, che deve unire alla capacità di rispettare l’allievo nella sua “Capacità” di apprendere, la pazienza di saper aspettare l’allievo (camminare con le sue gambe).

Da questo, proviene il gradimento, l’accettazione e la scelta dell’allievo verso il suo tutor, che deve mettere nel paniere delle sue esperienze anche il rifiuto dell’allievo per altro tutor, che meglio ha saputo interpretare e condividere il percorso di apprendimento specificato.

Ci si rende quindi conto che, a nulla vale la nostra profonda esperienza nel fare e nell’agire se da tutto questo bagaglio, non siamo capaci di estrarre la chiave che apre l’attenzione dell’allievo, che desta la voglia di conoscere nella consapevole sensazione che: “chi mi insegna le cose, lo fa perché crede in me e nelle mie capacità e vuole sinceramente che io impari e cresca in autonomia, assumere responsabilità ed autostima” .

Dobbiamo evitare di cadere nell’errore di crederci dei” Padre eterni”, né sottoporre l’allievo a situazioni di per se frustranti, a competizioni stressanti, a giudizi estenuanti e stroncanti sulla sua persona.

Noi siamo quelli che accompagnano e se necessario motivano, difendono e proteggono, ma soprattutto camminano al suo fianco, acceleriamo se lui  accelera  e se il caso ci fermiamo per ascoltarli sempre.  Dobbiamo “Ripartire” dalla loro esperienza, mettendoci nelle loro “Brache” in una sorta di gioco a mettersi al loro posto e con loro imparare insieme.

Facciamo in modo che i loro errori siano occasione per farli crescere cogliendo il positivo, l’occasione per fare meglio, per fare bene, un compito che magari abbiamo spiegato male o è stato mal recepito, perché se non lo fanno bene, ricordate che la colpa è solo di chi, ha loro insegnato quel compito.

In ogni azione che insegniamo loro, cerchiamo di dare loro una motivazione in cui potersi riconoscere e comprendere la responsabilità e faremo di loro una persona matura e certa delle sue azioni.

Facciamo spesso dei ripassi e invogliamoli a ripetere i gesti e pensare alle motivazioni che vi sono implicate e cosi sapremo se le loro aspettative sono state soddisfatte e con esse la certezza di essere la persona giusta al posto giusto.



Alessandria 29 febbraio 2016                                                   Il Coordinatore Summa D. Mario

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