Come relazionarsi costruttivamente con l’allievo
La
relazione che deriva dalla azione della accoglienza è strettamente legata alla
disposizione d’animo di chi accoglie e che qualifica nel linguaggio comune
l’accogliere.
L’azione
di accogliere presume che chi la svolge, apre all’altro il luogo ove risiede e
con il luogo si predispone alla relazione che inizia nell’istante della
accoglienza.
Nel
nostro contesto, la necessità di aprirsi , di comunicare con chi si affaccia
alla porta, accogliere la persona, consapevoli che in quell’accogliere, si
determina un significativo contributo, alla scelta del candidato a rimanere,
deve essere preparato con cura e ripetuto con sempre maggiore intensità.
La
relazione che si instaura, fin dai primi momenti è importante, anche perché
nello scambio che si crea , di notizie e curiosità reciproche, si scambia anche
conoscenza e dunque crescita, nel processo di trasformazione in quanto persona,
che si mette in gioco con l’altro che nel fare la stessa cosa contribuisce alla
maturità di entrambi.
Essere
parte di quel contributo che genera importanza e significato ad una risorsa
quale è il potenziale candidato, che portatore di diversità di idee e
convinzioni, devono essere considerate una ricchezza alla crescita personale di
tutti.
Dunque,
relazionarsi diviene necessario, nella misura in cui si vuole trovare uno
spazio comune ed un linguaggio condiviso da finalizzare agli obbiettivi della
associazione, trovando in essa spunti di fraternizzazione e condivisione sui
valori basilari dello scopo della Associazione e con essi giungere alla
motivazione cosciente e convinta nel voler fare la cosa giusta, stando nel
posto giusto.
Accogliere
al primo approccio
La prima
accoglienza è nelle mani del Volontario che per primo incontra la persona (Il
Comandante) e per questo, ha una notevole responsabilità poiché in questa prima
fase deve essere capace di “accogliere” avendo la consapevolezza di gestire il
primo messaggio che diviene la base del suo ingresso in Associazione.
Sapendo
creare il giusto clima di distesa e tranquilla serenità d’animo che con
interesse, ascolta il candidato e ne analizza la domanda cercando di cogliere
le motivazioni che lo hanno spinto verso l’Associazione.
Questa
è una fase del sorriso, del saluto, della predisposizione positiva, che aiuta
la relazione in corso di costruzione e invoglia ad esporre, e a definire la
richiesta del candidato verificandone il carattere e le potenzialità di
realizzo.
Da
quanto sopra, si evidenzia anche la necessita di qualificarsi sempre e con
coerenza poiché, maggiore e la chiarezza di approccio, maggiori sono le chiarificazioni
degli obbiettivi, sia della Associazione sia del candidato e maggiormente si
concretizzano le possibilità di successo, che il candidato si aspetta, in una
sorta di contratto, che di fatto viene “Scritto” fra l’autorità che si trova
davanti ( il Comandante ) ed il candidato, che nell’accettare il colloquio
iniziale, liberamente sottoscrive responsabilmente, sulla base della chiarezza
del progetto proposto, avendone compreso fin da subito il proprio ruolo, le
finalità e gli obbiettivi.
Accogliere nella
pratica di tutti i giorni
Da questo
primo confronto in cui si definiscono scopi e finalità nell’ambito del ruolo
che viene proposto al candidato, si pongono anche le basi per definire, secondo
la specificità emersa dal colloquio, l’attribuzione in prima fase del tutor che
affiancherà l’allievo.
Assegnare il tutor, non è cosi apparentemente
semplice, poiché è in questa fase che si pongono le basi perché il primo
approccio, sia produttivo e
concretamente positivo. La necessità di
conoscere caratterialmente la persona da affidare a chi, nella veste di tutor
dovrà poi lavorare per sgrossare il
“Diamante” affidatogli, non è
cosa da poco.
Da
questa considerazione, che si evidenzia la responsabilità di essere dinamici e
pronti a cambiare. Nessuno è monolitico e nessuno può andare bene per tutti.
Occorre essere coscienti, che il tutor a
cui il candidato sarà affidato deve essere una proposta che va condivisa e
accettata da entrambi.
La
metafora del contratto, in cui entrambi sottoscrivono un patto di alleanza, in
cui entrambi devono essere vincenti è reale e certa. Nella condivisione delle
finalità (progetto) che l’Associazione pone a base del contratto, nella condivisione
che responsabilmente tutor e Allievo si impegnano con sincera e reciproca
fiducia a porre la firma sul contratto, sta la sgrossatura del Diamante potenziale
che è presente in ogni allievo volontario.
Senza
dimenticare che in tutto questo, vi è la maturazione del tutor che
nell’assumere la responsabilità di portare il candidato a crescere nella
Associazione, e divenire consapevole volontario a sua volta; di fatto accresce nel
tutor la consapevolezza e l’ autostima del suo ruolo e del compito assunto.
Ecco cosa si intende per una riuscita che deve essere per entrambi vincente.
Occorre
dunque partire dalla nostra intrinseca capacità di saper essere accettati in
questo ruolo, che deve unire alla capacità di rispettare l’allievo nella sua
“Capacità” di apprendere, la pazienza di saper aspettare l’allievo (camminare
con le sue gambe).
Da
questo, proviene il gradimento, l’accettazione e la scelta dell’allievo verso
il suo tutor, che deve mettere nel paniere delle sue esperienze anche il
rifiuto dell’allievo per altro tutor, che meglio ha saputo interpretare e
condividere il percorso di apprendimento specificato.
Ci si
rende quindi conto che, a nulla vale la nostra profonda esperienza nel fare e
nell’agire se da tutto questo bagaglio, non siamo capaci di estrarre la chiave
che apre l’attenzione dell’allievo, che desta la voglia di conoscere nella
consapevole sensazione che: “chi mi
insegna le cose, lo fa perché crede in me e nelle mie capacità e vuole
sinceramente che io impari e cresca in autonomia, assumere responsabilità ed
autostima” .
Dobbiamo evitare
di cadere nell’errore di crederci dei” Padre eterni”, né sottoporre
l’allievo a situazioni di per se frustranti, a competizioni stressanti, a
giudizi estenuanti e stroncanti sulla sua persona.
Noi siamo quelli che accompagnano
e se necessario motivano, difendono e proteggono, ma soprattutto camminano al
suo fianco, acceleriamo se lui
accelera e se il caso ci fermiamo
per ascoltarli sempre.
Dobbiamo “Ripartire” dalla loro esperienza, mettendoci nelle loro
“Brache” in una sorta di gioco a mettersi al loro posto e con loro imparare
insieme.
Facciamo
in modo che i loro errori siano occasione per farli crescere cogliendo il
positivo, l’occasione per fare meglio, per fare bene, un compito che magari
abbiamo spiegato male o è stato mal recepito, perché se non lo fanno bene,
ricordate che la colpa è solo di chi, ha loro insegnato quel compito.
In ogni
azione che insegniamo loro, cerchiamo di dare loro una motivazione in cui
potersi riconoscere e comprendere la responsabilità e faremo di loro una
persona matura e certa delle sue azioni.
Facciamo
spesso dei ripassi e invogliamoli a ripetere i gesti e pensare alle motivazioni
che vi sono implicate e cosi sapremo se le loro aspettative sono state
soddisfatte e con esse la certezza di essere la persona giusta al posto giusto.
Alessandria 29 febbraio 2016 Il
Coordinatore Summa
D. Mario
Nessun commento:
Posta un commento